articolo redatto in occasione della  “cerimonia per il 65° anno di vita dell’Istituto e la commemorazione della  figura del Preside Michele Balice” tenutasi presso il Palazzetto dello Sport – Pescara

storia_Acerbo1932Nel novembre 1922 l’allora Ministro della Educazione Nazionale firmava il decreto con cui autorizzava l’istituzione a Castellamare Adriatico di un Istituto Tecnico per Ragionieri e Geometri con corsi inferiore e superiore.Solo l’anno successivo, per motivi tecnici, si aprivano ufficialmente le iscrizioni dietro versamento delle  tasse presso l’Ufficio del Registro di Città S. Angelo. Funzionavano in quel 1° anno:

  • Una 1° Ragioneria con 36 alunni;
  • Una 2° Ragioneria con 36 alunni.;
  • Una 3° Ragioneria con 36 alunni;
  • Una 4° Ragioneria con 31 alunni

per un tot. di 139 alunni che costituivano il corso inferiore. Poi:

  • Una 1° Ragioneria Superiore con 6 alunni;
  • Una 2° Ragioneria Superiore con 9 alunni;
  • Una 3° Ragioneria Superiore con 10 alunni

per un totale di 25 alunni.

Per tutto il periodo 1922-44, la segreteria fu affidata al Dott. Gennaro Partenza, autentica figura di apostolo. A lui si deve, se quasi tutti i documenti dell’Archivio del tempo furono portati in salvo, a rischio della vita, sotto un furioso bombardamento aereo.

Alla guida dell’Istituto fu chiamato il preside V.F.Fazzini che lo resse per ben 12 anni, cioè fino al 1935.

Il 23 novembre del 1923 convocò il collegio dei professori in una aula del municipio per discutere su vari argomenti e specialmente sull’adozione dei libri di testo.

Furono anni certamente molto difficili, durante i quali furono posate le basi per il futuro di una grande Scuola. Dall’ottobre del 1935, il Preside fu Rosario Galati. Seguirono il Preside Francesco DI PRETORO nel 1936 e, nel dicembre dello stesso anno, il Preside Adolfo SPERANZA; fino al settembre 1938 funzionò da Preside l’Ing. Augusto SALVIONI. Per il succedersi dei Presidi, i problemi che l’Istituto presentava sin dal suo nascere, si facevano sempre più complessi. La scuola aveva bisogno di un governo duraturo, aveva bisogno di un polso morbido e forte che rendesse le idee chiare a tutti, docenti e discenti.

E l’uomo giusto, adatto, venne. Il 16 Ottobre del 1938, dopo un valido tirocinio come professore di Ragioneria nello stesso Istituto Tecnico e poi a Bengasi, dopo aver vinto brillantemente il concorso, fu nominato Preside il Prof. Michele BALICE. Da quell’anno e fino al Settembre del 1967, per quasi trent’anni quindi, guidò l’Istituto verso mete veramente eccelse. Si pensi solamente al fatto che i Ragionieri dell’Istituto “Cattaneo” di Milano e quelli dell’Acerbo” di Pescara erano ricercatissimi in tutta la nazione.

Il numero degli alunni, anche se cresciuto rispetto all’inizio, era ancora esiguo. Non si notava ancora però un funzionamento razionale di tutto il complesso che, nel frattempo, cioè nel 1935, si era arricchito di una sezione per Geometri, con 12 alunni complessivamente; poteva sembrare un numero insignificante, ma, per la diversità dei programmi, e per la mancanza assoluta di mezzi didattici, creava problemi di una certa gravità. Il nuovo Preside li affrontò con decisione e fermezza.

Le due sezioni entravano subito in una fase ascensionale; nel volgere di pochi anni la popolazione scolastica prima si raddoppia, e subito dopo quasi si triplica; a confronto é la popolazione scolastica femminile che fa un gran balzo avanti, tanto da superare, in breve tempo, quella maschile, a causa del nuovo ruolo che la donna va assumendo nella società e che mostrava l’evolversi dei tempi.

Ma all’Acerbo le donne non ebbero vita facile; niente belletti, rossetti o cosmetici di qualsiasi genere; vennero i tempi delle gonne corte; per ordine superiore,del Preside ovviamente, il grembiule doveva coprire quello che le gonne lasciavano scoperto; venir meno a quest’ordine non era consigliabile, in cima alle scale c’era LUI, attento e vigile. Per chi portava le misure corte… erano… guai.., si fa per dire.

Nel trentennio della Presidenza Balice l’Istituto Tecnico “Tito Acerbo” ha abilitato alla professione migliaia di Ragionieri e Geometri, molti dei quali hanno avuto ed hanno un ruolo molto importante nella vita della città e nel suo sviluppo. Il costante e continuo incremento della popolazione scolastica dimostra come il nostro ambiente si muova al passo con l’evoluzione dei tempi moderni. Essa è passata dai 205 alunni del 1938 ai 1800 nel 1967 a giustificazione di una vita economica in costante sviluppo, dei mercati in continua espansione e con la prospettiva di una sempre maggiore possibilità di impiego, specie nel bacino di Pescara che, per un complesso di fattori favorevoli, é sempre più destinato ad accogliere sedi di uffici statali e parastatali, di enti pubblici e privati. E lo sviluppo dell’attività economica non tarderà ad aumentare, in quello industriale. Ciò richiederà sempre più il contributo di liberi consulenti ben preparati e dotati di spirito di iniziativa… A questo evolversi continuo, quasi frenetico della vita pescarese, il Preside si dimostrò sempre attento ed acuto osservatore e non fece mai mancare ai professori e agli alunni i suoi consigli. Questo spiega il grande numero di studenti che frequentano L’Istituto Tecnico, allora unico in Pescara.

E con il numero degli alunni aumentano naturalmente i problemi della Scuola. Le aule incominciavano ad essere insufficienti; per ovviare al grave inconveniente si istituiscono i doppi turni. Fu quello un periodo veramente massacrante per tutti, alunni, professori e personale non insegnante. Il Preside Balice tempestò l’Amministrazione Provinciale con lettere e telegrammi per avere nuovi locali. La morte dell’alunno Francesco SFORZA, avvenuta il 3 Marzo 1955, mentre attraversava al buio i binari della linea Tramviaria Pescara-Penne scosse fortemente l’opinione pubblica. L’anno dopo, infatti, nasceva la prima. succursale, dell’Istituto sulla Via Tiburtina in coabitazione con alcune classi dell’Istituto Industriale. La vita era impossibile; furti di biciclette o di pezzi di biciclette, erano all’ordine del giorno. Il cortile dell’edificio, adibito a palestra scoperta, in uso comune,si trasformava in arena; le lezioni di Educazione Fisica diventavano vere e proprie corride.

Il Preside, spinto dalle denunce dei genitori, non si dava pace. Nuovo attacco all’Amministrazione Provinciale e, dopo un anno di permanenza in un’ala di un palazzo in prossimità dell’attuale Palazzo di Giustizia, ottenne la cessione dell’edificio dell’Istituto “Olivieri”, sito in Via Tasso che comprendeva 20 aule; ma ad esso aspirava anche il Preside Petrarca del Liceo Scientifico che accusava gli stessi problemi di crescita. Fu un vero assalto alla diligenza, una gara a che arrivava primo. Vinse il Preside Balice.

La mattina di un giorno del mese di Ottobre 1961, prima ancora che l’Amministrazione decidesse definitivamente a chi assegnare l’edificio. Lui, il sottoscritto, l’usciere Lancianese e una ventina di alunni, alle 7,45 eravamo dietro la porta dell’edificio. Aspettavamo l’ora “X” che scattò non appena l’usciere delle scuole elementari, che era venuto a prendere alcuni documenti, aprì la porta. Non ci fu bisogno di ordini; il predetto venne travolto e prendemmo possesso dell’edificio; per tre ore non si potè ne uscire nè entrare. Alle 8,30 il Preside Petrarca, dinanzi al fatto compiuto, ritirava i suoi alunni che aveva condotti lì, con la stessa intenzione di Balice , e abbandonava l’impresa.

Chi sa adesso, questi due uomini che hanno servito la Scuola con amore e abnegazione, con serietà e competenza. cosa si saranno detti lassù. Penso che si siano abbracciati e avranno guardato, con legittimo orgoglio, queste due poderose istituzioni che sono il vanto di Pescara, l’Istituto Tecnico e il Liceo Scientifico, appunto. Ma la popolazione scolastica cresce a ritmo incessante. Dopo appena tre anni infatti dall’apertura di Via Tasso, supera abbondantemente le 2000 unità. Il problema delle aule torna a farsi vivo, o i doppi turni ancora una volta o l’apertura di una nuova succursale.

I frenetici rapporti, per risolvere il problema, fra Amministrazione e Scuola, raggiunsero momenti veramente intensi. Gli studenti non volevano sentir parlare di doppi turni, ed avevano ragione; l’Amministrazione si dichiarava impotente perchè non in grado di reperire altri locali. Quanto sarebbe stato opportuno allora aprire il Terzo Istituto!

Ma quando c’è la buona volontà, tutto si risolve. La succursale del liceo Scientifico che occupava un edificio di Via Cavour, veniva, trasferita nel Collegio “Aterno”, a Porta Nuova, e vi subentrava una seconda succursale dell’Istituto Tecnico con 20 aule e 450 alunni.

Finalmente tornava la calma. e si potè riprendere a lavorare proficuamente.

Da quell’anno, 1964, il Preside Balice riprende la sua azione didattica con incisività; era instancabile. Lo si vedeva comparire in tutte le ore, ora in questa sede, ora nell’altra. Alunni e professori si sentivano protetti e si crea fra loro quella comunione di spirito che ancora oggi, come vediamo, li lega. Fu un’azione educativa senza soste o ripensamenti in tutti i campi della Scuola e non certamente ultimo in quello dello Sport, un campo questo dove per tutto il periodo in cui Egli fu alla guida dell’Istituto, furono mietuti allori anche in campo nazionale. Non meno interessante ed impegnativa fu la sua opera nel campo extra-scolastico; organizzò gite sempre più a largo raggio, alle quali potevano partecipare però solo i migliori delle ultime classi. La pubblicazione del giornale “LA PALESTRA”, rappresentò il suo punto d’onore nel campo dell’editoria. Tutta la Scuola fu chiamata a collaborare, e i giovani soprattutto offrirono con entusiasmo i loro lavori che la Direzione non mancò, alla fine di ogni anno, di compensare e di premiare. Il giornale ben presto di affermò in una sfera sempre più vasta, portando ovunque l’eco di una multiforme ed intensa vita scolastica, riscuotendo da più parti, da uomini di cultura e dai giornali, i consensi più calorosi. Vi si discutevano i più svariati problemi: dall’impegno di aprire un ampio colloquio con i genitori, docenti e alunni, e i rapporti tra Scuola superiore ed Università.

Ma il problema su cui si fermò più ampiamente fu quello dello spazio dell’Istituto. E quante volte il Preside Balice mostrò a tutti la necessità dell’ampliamento dei locali, della creazione dei gabinetti scientifici, dei laboratori, delle palestre. Ma non va dimenticata la funzione educativa nella Scuola.

E nel 1° numero apparvero le parola di Domenico TINOZZI, scolpite nel bronzo posto nell’atrio della Scuola sotto il busto di “Tito Acerbo”: “IMPEGNO MORALE FINO ALL’EROISMO E AMOR DI PATRIA SONO LE FORZE ANIMATRICI DI CHI PERCORRE LA VIA DEGLI STUDI”.

E non mancava la pagina, umoristica dove già apparivano le prime vignette e i primi fumetti del nostro “Nino Di FAZIO”. Per chi voleva scorrere, anche se rapidamente, tutti i numeri, significava entrare nello spirito della famiglia dell’Istituto e non poteva non affezionarsi a coloro che in esso vivevano ed operavano, non poteva non diventare dei nostri.

Era la Sua ambizione più grande. Ma gli anni passano inesorabilmente e si arriva al 1967. E’ l’anno del commiato, e a dargli il saluto c’e tutta la Scuola, furono tutte le autorità cittadine.

Così lo salutava il prof. Giovanni IANNUCCI, allora Assessore alla pubblica Istruzione nel Comune di Pescara: ” Come tutti coloro che alla Scuola hanno dedicato con lieta abnegazione la propria vita, Michele BALICE, lascia un vuoto immenso in tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato nella Sua infaticabile attività di educatore; un vuoto che soltanto un degno successore e il tempo potranno colmare”.

Così lo salutava il prof. Giuseppe FALCUCCI: “E’ il Preside che si è macchiato di delitti di lesa maestà perchè, per il suo Istituto, ha battagliato con autorità amministrative, politiche, con i diretti superiori”. L’Assessore Gaetano NOVELLO a nome degli ex alunni: ” Consegnamo il Preside Balice alla Città di Pescara perchè in altri settori utilizzi ancora la sua opera e la sua, intelligenza” .

Il Provveditore agli Studi PIGLI: “Pescara molto deve a Lui”. Il vescovo Monsignor IANNUCCI: “Gli alunni di questa Scuola potranno dimenticare qualche regola di Matematica, ma mai la Sua bontà”. Il sottoscritto che per 20 anni gli fu sempre a fianco: “Preside, non ci dimenticate mai perchè noi non vi dimentichiam. Abbiamo mantenuto la promessa.

Il 30 settembre alle 17,00 del pomeriggio il Preside Balice convocò in Presidenza me e il segretario Ranalli. Non sapevamo cosa volesse e non lo sapemmo fino alla mezzanotte quando, ancora sfogliando carte e documenti, parlava di programmi, di attività da svolgere nel futuro. Perplessi ci guardavamo in faccia io e il segretaro Ranalli.

Quando, passata da qualche minuto la mezzanotte, si decise ad andar via, capimmo tutto il dramma che stava vivendo; chiuse la porta della Presidenza lentamente, staccò la chiave dalla serratura; si girò intorno, “fatemi controllare se i bidelli hanno chiuso le finestre”. Dopo pochi passi tornò indietro; si soffiava il naso; si toglieva gli occhiali per pulirli; li rimetteva; voleva nascondere solo le lacrime; stava scoppiando dalla commozione . Un momento di silenzio assoluto; poi la solita scrollatina della spalla destra e deciso si avviò verso l’uscita esclamando quasi a voce alta: “LA VITA CONTINUA”.

Per due tre anni venne spessissimo a scuola, ovunque e sempre accolto con amore e simpatia.

Con quanto abbiamo detto non intendiamo certamente dare inizio ad un processo di beatificazione del Preside Michele Balice. Era un uomo e, come tale, aveva difetti e pregi del l’umana natura; e furono questi ultimi che lo resero tanto caro a tutti quelli che cercarono di scoprirli nei suoi gesti, nelle sue parole.

Il 1° ottobre 1967 subentrava alla Presidenza il Prof. Fausto Brindesi. Vi rimase solo sei mesi, perchè il 1° Aprile 1968 veniva nominato Provveditore agli Studi di Teramo.

Troppo poco tempo perchè la sua azione potesse dare i frutti desiderati. E da quest’anno è un succedersi continuo di ben 8 Presidi di ruolo e non di ruolo e precisamente:

  • 1° Aprile – 30 settembre 1967/68 Prof. Salvatore GILOTTA;
  • 1968/69 – 1970/71 Prof. Ennio SANTILLI
  • 1971/72 – 1972/73 Prof. Antonio DEL COLLE
  • 1973/74 – 1979/80 Prof. Aurelio ALTERIO
  • 1980/81 –                Prof. Cristino MARR0LL0
  • 1981/82 – 1982/83 Prof. Achille BIANCO che prendeva il posto del preside CHIAVETTA Luigi deceduto all’inizio dell’anno scolastico.

Dal 1983 a tutt’oggi, il Preside Giorgio DI CINTIO, ognuno di loro si affanna con tutte le sue forze a domare questo “purosangue”. Ma i cavalli di razza vogliono cavalieri di razza o ne va di mezzo l’integrità della spina dorsale.

La popolazione scolastica che non finisce mai di crescere, supera la 3000 unità; i Professori sono oltre 250 e come se non bastasse vengono aggiunte le sedi staccate di Torre de’ Passeri. (Preside Del colle) e di Villa Raspa di Spoltore (Preside Alterio).

Si incomincia a parlare di ingovernabilità della Scuola, forse giustamente; ho detto forse. A rendere più difficile la situazione esplode il problema della mancanza del personale di segreteria e ausiliario il cui organico non seguiva lo sviluppo della Scuola, ma, era sempre più carente.

L’applicazione dei decreti delegati inchioda i Presidi a tavolino con grave nocumento sul controllo della didattica, con i risultati che tutti conosciamo.

Il problema ovviamente è per tutte le Scuole, ma si fa sentire maggiormente nei grossi Istituti, come il nostro. Nel 1979, il dott. Lino RANALLI, che aveva diretto la Segreteria egregiamente con l’aiuto degli impareggiabili applicati di segreteria Nevio Marchegiani e Rosario Svizzero, si dimette e va in pensione. E’ un brutto colpo che la Scuola accusa in tutta la sua gravità.

Il sostituto non arriva con tempestività; c’e un lungo periodo di interregno confuso e caotico. Passano alcuni anni prima che la situazione torni alla normalità con la nomina a segretario del Sig. Antonio BERTILLO. Tre anni fa, così. come era avvenuto vent’anni prima, quando fu istituito l’Istituto Tecnico Manthoné, sono state distaccate alcune classi della sezione ragionieri e geometri, per dar vita ad un’altra succursale a Montesilvano, ma sotto la giurisdizione dell’Istituto Tecnico “Marconi” di Penne, e alleggerire quindi la pressione su Pescara.

In tre anni l’Istituto Tecnico “Acerbo” ha perso infatti circa 500 alunni, e ciò è un bene, ma solo in apparenza perchè il numero delle classi rimane sempre lo stesso e il numero dei professori va di pari passo con queste.

Sembra la fatica di SISIFO; Che si fà? Le autorità competenti hanno deciso, dopo tante riunioni, la creazione di un terzo Istituto Tecnico; é una soluzione che trova il consenso unanime; ma nasce un altro problema: in quale o in quali sedi? Il sig. Provveditore agli studi suggerisce che il terzo Istituto abbia la sede centrale nell’edificio “Aterno” con una succursale funzionante nella vecchia sede “Acerbo”, mentre l’Acerbo passerebbe nella sede di Via Parco Nazionale. L’opinione pubblica che segue con interesse la vicenda, rimane perplessa e si domanda e ci domanda “PERCHÉ “… Noi non sappiamo e non vogliamo dare nessuna risposta perchè in questa sede vogliamo essere al di fuori delle parti.

Nell’incertezza, non sapendo dove finiscono i limiti della ragione e dove cominciano quelli del sentimento, suggeriamo alle Autorià di fare una seduta medianica ed evocare le spirito del vecchio Preside che sicuramente, come era suo costume, troverebbe la soluzione esatta, così come fece per la succursale di Via Tasso.

Noi però non, disperiamo perchè sappiamo che a capo della Scuola pescarese c’é un giovane Provveditore, preparato che conosce bene il nostro Istituto perché, a capo dell’Amministrazione provinciale c’e un Presidente attivo che certamente difenderà l’integrità della nostra scuola e, siamo ancora sicuri ché il buon senso prevarrà.

Per favore, studiate tutte le vie, tutte le soluzioni, ma lasciateci questo vecchio “ACERBO”, sgangherato, puzzolente; é l’unico punto storico culturale della città di Pescara.

Non riducetelo da cavallo di razza a ronzino, sarebbe una “diminutio capitis” per Pescara e per tutti.

Questa è la storia dell’Acerbo” in questi 65 anni e così com’è l’affidiamo ai giovani perchè facciano meglio, perché diano di più.

Preside DI CINTIO! A te l’onore e l’onere di tenere sempre viva questa fiaccola.

Ho finito. Grazie a tutti.