storia_LaPalestraDa oltre quattro anni, ogni venti giorni o poco più, i nostri alunni hanno un appuntamento gradito: li attende “La Palestra “, il giornale della scuola, voce familiare e cara al loro cuore. Dal 20 gennaio 1955 si sono susseguiti, con ritmo regolare, i suoi numeri: sei nella prima annata dieci nella seconda, otto nella terza, altrettanti nella quarta e nella quinta, che è quella dell’anno scolastico corrente.

La sua storia è tutta animata da una forte spinta verso il meglio quattro pagine la formano nella prima annata e già il primo numero della seconda ne presenta sei ; dalle 1200 copie del gennaio ’55 la tiratura sale a 2000 nel ’56, a 2.500 nel ’57, fino a raggiungere, oggi , quota 3600 ; le rubriche aumentano e si perfezionano continua-mente ; i 36 collaboratori del ’55 ben presto non bastano più: già nel ’56 se ne calcolano 130, e sono professori, alunni ed ex-alunni dell’Istituto e delle altre Scuole di Pescara, della provincia, della regione.

I giovani offrono con entusiasmo i loro lavori, che la Direzione x non manca, al termine di ogni anno, di compensare e premiare. Il giornale si afferma in una sfera sempre più vasta, portando ovunque l’eco di una multiforme e intensa vita scolastica e giovanile, riscuotendo da più parti, dal Provveditore agli Studi e da vari presidi e professori, da uomini di cultura e da giornali, le approvazioni e i consensi più calorosi. Si può, dunque, parlare di successo, di pieno successo. E quale la ragione ? “La Palestra” è nata dal cuore stesso della nostra Scuola, quasi prorompente espressione delle sue intime esigenze, e Michele Balice, il nostro Preside, ha saputo curarla e allevarla con paterna sollecitudine. Nel primo dei suoi molti articoli di fondo egli addita le finalità del giornale nell’ impegno di aprire un ampio colloquio tra genitori, docenti e allievi sui problemi e le necessità tutte della scuola, in quello di render note le benemerenze dell’ Istituto nella sua vita più che trentennale, nella volontà di divenire per i giovani, occasione di “gara, esercizio in fatto di lettere, scienze, belle arti e azioni morali”. Ma una più profonda e umanissima speranza esprime il Preside: in quell’articolo di presentazione: egli si augura che “La Palestra” “ possa avere lunga vita, per Poter così tramandare alle future generazioni scolastiche auanto di bello e di buono è stato fatto da coloro che le hanno precedute ” e aggiunge “ …anche un po’ del frutto del mio lavoro, ma, soprattutto, il mio grande amore e la mia completa dedizione a questo nostro glorioso Istituto ”.

Qui, in questo amore, in questo intimo desiderio di restar sempre vivo nella “sua” scuola il Preside ha trovato lo stimolo a lavorare duramente per “La Palestra”, a superare tutti gli ostacoli, che invero non sono mancati, nè mancano. Una volta, in un altro articolo di fondo, lo stesso Balice confessò d’essersi sentito, a un certo punto, stanco e scoraggiato per le tante difficoltà, ma ecco giungergli la lettera di una scolaretta di Avezzano che gli comunicava la gioia provata nel veder pubblicati i suoi lavoretti e la seria e dignitosa intenzione di aprire un deposito bancario col premio che le sarebbe toccato. Come d’incanto, ogni incertezza, ogni scoramento scomparve: il Preside sentì la utilità, la necessità della “Palestra” e tornò a gettarsi a capofitto nel suo lavoro. Più e Più volte ha ribadito la incrollabile fermezza del suo impegno, perchè “ la Scuola è la vita – egli scrive – ed è giusto che tutto ciò che avviene in essa sia reso noto a coloro che dalla scuola traggono le loro intime soddisfazioni ”. Una vivace e nutrita discussione sui problemi della scuola sta anzitutto a cuore alla “ Palestra ”. I problemi che essa ha agitato e agita con passione e competenza non hanno a che vedere col mondo della lotta politica, come mostrò di credere poco accortamente un periodico pescarese, ma sono quelli della riforma scolastica, dei rapporti tra scuola media e università, dell’opportunità di aprire la via degli studi universitari ai geometri, dello stato giuridico degli insegnanti, della situazione dei ripetenti. Nè ha mancato di impegnare i docenti in una viva meditazione sul modo di impostare la loro attività didattica. Vari professori, infatti, hanno pubblicato articoli sulle “ norme didattiche ” da loro seguite ed altri hanno riferito sulla partecipazione a convegni nazionali dedicati alle loro discipline: Lo sguardo della “ Palestra ” si è poi insistentemente fermato sulle esigenze del nostro Istituto: quante, quante volte il Preside ha mostrato a tutti la necessità dell’ampliamento dei locali, quella di una seria attrezzatura dei gabinetti scientifici, della costruzione delle palestre ! Ma la funzione fondamentale della scuola è quella educativa: e questa funzione “ La Palestra ” non poteva non fare sua. E’ significativo che nel suo primo numero siano apparse le parole latine che Domenico Tinozzi, nobile ingegno abruzzese, volle dettare per un’epigrafe posta nell’atrio dell’ Istituto: impegno morale fino all’eroismo e amor di patria sono, debbono essere la forza animatrice di chi percorre la via degli studi. Ed ecco la lunga serie dei rapidi ed efficaci profili di coloro che, usciti dalla scuola, caddero sui campi di battaglia, e di altri scomparsi, che vissero nella scuola e il cui nome è legato ai premi, alle borse di studio destinate agli alunni più meritevoli. Il giornale ha voluto offrire ai giovani l’immagine delle loro anime belle, quale esempio da imitare nella vita. Ed ha anche capito “ La Palestra ” l’alto valore educativo dello sport, sì da dedicargli un’ ampia e accurata rubrica, in cui fossero descritte e commentate le gare studentesche e le continue e notevoliaffermazioni dell’Istituto in esse, motivo d’orgoglio pei giovani e sprone a far sempre meglio, a rafforzare, assieme al corpo, lo spirito. Ma accanto alla funzione educativa la scuola ha pure quella culturale: perciò il nostro periodico vuole informare gli alunni sulle più, importanti manifestazioni del mondo della cultura e, soprattutto, dare ad essi la possibilità di esercitare la propria riflessione sui più discussi e interessanti temi. Articoli su Ovidio, su Goldoni, Pascoli, Moravia, sui personaggi manzoniani si alternano a precise ricerche di fisiologia, di ragioneria, a profili di grandi scienziati. Una parte notevole del giornale è volta ad illustrare i luoghi e i paesi della nostra regione e le figure più famose che onorano la sua storia, sicchè da una parte fiorisce sulle sue colonne, ricca d’ immagini, la rubrica delle città e delle “perline” d’Abruzzo, dall’altra sfilano, come in un’ ideale galleria, i ritratti di artisti e pensatori e scrittori insigni, dal Galiani al Croce, dal D’Annunzio al Romani, al Moscardelli, dal Michetti al Patini. In modo particolare, però, i giovani vogliono dire la loro parola su se stessi e sul mondo che li circonda e che si accingono ad affrontare. Nella rubrica delle “ Lettere al Preside ” si ode spesso la voce di quelli che hanno lasciato da poco la scuola: molti esprimono la loro gratitudine al giornale che li lega ancora all’ Istituto, e tra le righe serpeggia a volte una nota di rimpianto, perchè hanno trovato una realtà deludente: qualcuno non riesce ad impiegarsi… Generalmente negli articoli dei nostri alunni si osserva un senso concreto e abbastanza sicuro della vita: essi si interessano, naturalmente, di jazz, di canzoni, di cinema, ma discutono pure del movimento europeistico, del Canale di Suez, dell’edilizia del dopoguerra, del funzionamento di aziende agricole e industriali che hanno visitato ; esprimono spesso il loro preciso giudizio su se stessi e sulla classe studentesca in genere, come si è verificato di recente, tanto da provocare una garbata pole- tra una nostra studentessa e due alunne di un Istituto Magistrale della provincia. Essi mostrano altresì una viva sensibilità pei valori morali e patriottici : è di uno dei primi numeri l’appassionato appello di un giovane perchè sorga un mondo migliore ; è di uno degli ultimi la commossa rievocazione che del 4 novembre un’allieva, non sollecitata da nessuno, ha voluto fare, ed è recente e di un nostro ex alunno la bella e solida risposta alle note accuse del maresciallo Montgomery. ”La Palestra” è ben lieta di provocare ed accogliere queste manifestazioni dell’animo giovanile, come è lieta di accogliere le indagini condotte dai ragazzi sulla vita economica e sociale della loro città, d del loro mondo, perchè ambisce quasi ad essere il luogo dove si attui il primo incontro dei giovani con la vita sul piano della critica e della riflessione. Questi giovani che osservano il mondo, che viaggiano, che descrivono con efficacia i loro viaggi in Italia e all’Estero, amano pure ripiegarsi su se stessi e dire, a volte, la loro malinconia, fare i loro piccoli sfoghi sentimentali: nelle loro poesie e prose poetiche, gentili e un po’ romantiche, cantano soavi fanciulle, esprimono dolci rimpianti, presentano vecchie panchine cariche di ricordi e di attimi felici sfumate. Altre poesie, spesso scritte in dialetto, sono animate da una sapida allegria: il più delle volte sono i personaggi della scuola, dai bidelli ai professori, al Preside “Don Balice”, che vi compaiono, perchè naturalmente il mondo degli alunni è la scuola e su di essa puntano le loro osservazioni ora ponderate e serie, ora comiche e scanzonate. Gli attimi della giornata scolastica sono talora gustosamente rappresentati e l’ immagine dell’ alunno che teme l’ interrogazione sorge accanto a quella dell’insegnante burbero o a quella dello scolaro furbo e scapestrato. Un modo, spesso riuscito, di lanciarsi a vicenda allegre frecciate gli alunni lo trovano nell’ultima pagina della “Palestra”, dove, nelle rubriche “Cinema e scuola”, “Canzoni e scuola”, i titoli dei film e delle canzoni sono ottimamente impiegati a “bollare” compagni e compagne, che presentano lati scoperti all’attacco. La presenza in questa ultima pagina di barzellette e aneddoti fa veramente di essa l’equivalente dei dieci minuti quotidiani di ricreazione, oasi tra 1′ imperversare delle lezioni. Così “La Palestra”, col suo impegno di educare, istruire, dilettare, è davvero l’immagine compiuta della giornata e di tutta la vita scolastica. Chi scorre, anche rapidamente, le sue annate non può non entrare nello spirito della famiglia dell’Istituto, non può non affezionarsi a coloro che in essa vivono e operano, non può non partecipare alla trepidazione degli alunni che si appressano ad affrontare gli esami, alle gioie pei successi conseguiti, alla malinconia dei vecchi professori che vanno in pensione, a quella più lieve dei giovani che entrano nella vita ; non può, in una parola, non diventare dei nostri. E non v’è nulla di meglio per illustrare i problemi e la vita della nostra scuola che attingere dalle colonne della “Palestra”.

Prof. Nemorino  PAOLELLI